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Appello per doppia preferenza nella Regione Lazio
La scarsa partecipazione femminile alle liste regionali è a tutt'oggi una realtà in Italia, mostrandosi in modo più accentuato nelle Regioni del Sud. Dopo il successo del sistema della doppia preferenza di genere adottato dalla Regiona Campania per aumentare la presenza femminile nel proprio Consiglio Regionale, un gruppo di donne della società civile ha preparato un appello per invitare tutte le regioni a promuovere iniziative analoghe. Corrente Rosa sostiene tale appello per introdurre il sistema della doppia preferenza di genere in tutte le regioni italiane.
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Confronto della proposta di legge Regione Lazio con la normativa della Regione Lombardia
La proposta di legge Regione Lazio del 26/05/2010 n. 21 per la Riforma e la riqualificazione dei consultori familiari pone dei seri problemi di natura politica, etica e legale che non possono essere taciuti. In particolare, la proposta di legge viola la liberta di scelta della donna in quanto individuo perché tutela la "vita nascente ed il figlio concepito come membro della famiglia" senza curarsi della salute della donna e della sua autonomia di scelta.
Confronto della proposta di legge Regione Lazio con la normativa della Regione Lombardia 2
Qui di seguito forniamo un'analisi giuridica del testo con un confronto rispetto alla normativa costituzionale, nazionale e regionale (Lombardia)1
A fronte dei testi normativi analizzati è possibile individuare alcune divergenze significative tra la normativa della Regione Lombardia e la proposta di legge della Regione Lazio, alla luce delle quali la seconda appare incompleta e non idonea a soddisfare i parametri previsti dalla legge nazionale, poiché - contrariamente alla disciplina prevista dalla Regione Lombardia - si concentra soltanto su alcuni aspetti dei servizi per i quali i consultori familiari sono stati creati, ignorandone totalmente altri, che si rivelano tuttavia altrettanto fondamentali ed importanti.
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In particolare:
1. L'Art. 1.3 della PL Lazio 21/2010 dispone che: "[l]a regione tutela la vita nascente ed il figlio concepito come membro della famiglia", discostandosi dalla Legge nazionale 405/1975 sull'istituzione dei Consultori Familiari, la quale, all'art. 1.c, afferma che lo scopo di tale servizio è, tra l'altro, di tutelare "la salute della donna e del prodotto del concepimento".
All'interno dell'art. 1.3, PL Lazio 21/2010, al contrario, la tutela è riservata esclusivamente al nascituro (il quale, stando ad un esame del testo, è considerato membro della famiglia dal momento del concepimento) mentre non viene fatta menzione dei diritti e della tutela per la donna gestante.
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2. La PL Lazio 21/2010 sancisce sin dall'art.1 il "valore primario" della famiglia fondata sul matrimonio, senza nulla menzionare riguardo ad altri tipi di coppie.
Nella normativa della Regione Lombardia, al contrario, è assente una "categorizzazione" tra coppie unite da matrimonio rispetto ad altri tipi di coppie. Essa, infatti, non precisa le tipologie di coppie esistenti a livello nazionale, ma individua fra i soggetti beneficiari, indistintamente, "la donna", "la coppia" e la "famiglia" (art. 2.1 L.R. Lombardia, n. 44/1976 "assistenza psicologica, sociale e sanitaria ai singoli, alla coppia ed alla famiglia").
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3. La PL Lazio 21/2010 si concentra quasi esclusivamente sulla fase della gravidanza, omettendo invece le misure relative ad assistenza ed educazione preventiva, procreazione responsabile.
La Legge nazionale 405/1975 (art.1), dispone infatti espressamente che i Consultori Familiari perseguono quattro obiettivi:
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Assistenza psicologica e sociale alla coppia ed alla famiglia;
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Somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e dal singolo in ordine alla procreazione responsabile;
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Tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento;
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Divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza.
Alla luce di tali obiettivi, l'art. 2 della stessa stabilisce che le Regioni disciplinino i criteri per la programmazione, il funzionamento, la gestione ed il controllo di tali servizi.
In tal senso, la normativa Regione Lombardia appare maggiormente esaustiva rispetto a quella proposta nel Lazio, poiché propone un intervento bilanciato tra la fase "preventiva" (relativa all'educazione sessuale ed alla pianificazione familiare) e quella inerente al momento stesso della gravidanza (che la donna può decidere di interrompere, a determinate condizioni, previste dalla legge.
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4. Inoltre, la PL Lazio 21/2010 soddisferebbe solo marginalmente gli obiettivi fissati dalla legge nazionale in relazione ai seguenti punti:
a) La proposta individua non solo un "percorso obbligatorio" per la famiglia all'art 13, ma anche un "obbligo morale" della gestante di rivolgersi al Consultorio Familiare (art 14.2). Inoltre, ai sensi dello stesso art. 14, PL Lazio 21/2010, "il consultorio anche di propria iniziativa prende contatto con la donna" al fine di prevenire l'interruzione volontaria della gravidanza. Quanto sopra implica evidentemente una forte limitazione della libertà di scelta (informata e consapevole) della coppia e del singolo sancita all'art. 1.2 della L. 405/75.
b) Come già osservato sopra, la proposta pone l'accento sulla tutela del figlio concepito e non anche su quella della donna gestante, omettendo qualsiasi riferimento alla tutela della salute della donna ovvero alla libera scelta del "singolo" individuo;
c) Scarsissima attenzione è portata alla fase "preventiva" inerente all'educazione e alla divulgazione di informazioni, fase tuttavia ritenuta fondamentale dal legislatore nazionale, poiché essenziale al fine di procreare in modo consapevole e responsabile.
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5. L'art. 26, PL Lazio 21/2010, prevede l'istituzione di Comitati Bioetici la cui composizione e funzioni sono quanto meno ambigue e si prestano ad interpretazioni eterogenee. È peraltro totalmente assente la definizione di "norme bioetiche".
A tale proposito, si sottolinea che la bioetica (questioni morali collegate alla ricerca biologica) è un settore complesso e controverso. La disciplina nazionale ha già fissato, per legge, i limiti a determinati interventi, e disciplinato le attribuzioni ed i servizi che i consultori familiari possono (devono) fornire agli utenti. In tal senso, dunque, la previsione di fantomatici "comitati bioetici" che possano decidere in merito ai servizi forniti dai singoli consultori risulta dunque in palese violazione dell'art. 117 della Costituzione, a norma del quale lo Stato ha competenza esclusiva in relazione alla "determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale", nonché ha potestà legislativa riservata per la determinazione dei "principi fondamentali" in materia di "tutela della salute". Principi fondamentali già chiaramente stabiliti dal legislatore con le leggi sopra citate, e che dunque non possono essere ridotti o negati in base alla disciplina regionale, né tanto meno da parte di sedicenti "comitati bioetici" da questa creati.
Infine, la proposta di Legge del Lazio è in evidente contrasto con l'articolo 3 della Costituzione sulla pari dignità sociale ed eguaglianza davanti alla legge, in quanto traccerebbe una discriminazione tra le donne della Regione Lazio e quella della Lombardia.
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1 Proposta di legge - Regione Lazio - del 26/05/2010 n. 21 per la Riforma e la riqualificazione dei Consultori Familiari (di seguito PL Lazio 21/2010);
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Decreto Direttoriale Regionale - Regione Lombardia - del 22/01/2008 n. 327 (Atto di indirizzo per la attuazione della legge 22 maggio 1978, n. 194 "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza" (di seguito, DDR Lombardia, 327/2008);
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Legge nazionale 405/1975 sull'istituzione dei Consultori Familiari (di seguito "l. 405/1975");
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Legge Regionale - Regione Lombardia - del 6/09/1976 n. 44 "Istituzione del servizio per l'educazione sessuale, per la procreazione libera e consapevole, per l'assistenza alla maternità, all'infanzia e alla famiglia", pubblicata nel B.U. Lombardia 8 settembre 1976, n. 36, suppl. (di seguito "L.R. Lombardia 44/1976");
Donne al vertice: proposte di legge per favorire la presenza delle donne nei Consigli di Amministrazione
Corrente Rosa organizza un dibattito con la Senatrice Germontani e la Deputata Mosca sui DDL proposti al Senato e alla Camera per imporre una rappresentanza femminile nei CDA delle società quotate in Borsa.
Ad aprile del 2009 Corrente Rosa ha organizzato un convegno sul tema "Womenomics".
La questione principale era quella di dimostrare il contributo determinante alla crescita economica fornito da una maggiore occupazione femminile ed un maggiore sfruttamento del talento delle donne. Abbiamo quindi cercato di rispondere alla domanda: "perché le donne devono partecipare maggiormente all'economia".
L'impatto positivo di una maggior presenza femminile nelle posizioni decisionali è avvalorato da numerosi studi (Cerved, McKinsey). Ad esempio lo studio McKinsey "Women Matter" dimostra che le aziende con più donne ai vertici ottengono risultati migliori.
Adesso invece tentiamo di rispondere alla domanda: "come possono le donne dare un nuovo impulso all'economia"? o ancora "come far emergere il talento femminile, così poco valorizzato"?
Una delle possibili risposte potrebbe essere quella di aumentare il numero di donne nei Consigli di Amministrazione. Questa soluzione è stata sostenuta nel 2007 nel Regno Unito quando un cospicuo numero di Presidenti e Amministratori Delegati di società quotate alla Borsa di Londra hanno scritto al Daily Telegraph per sottolineare l'importanza di aumentare il numero di donne nei CDA. Le donne - dissero - contribuiscono a creare Consigli più equilibrati e sulla base della nostra esperienza possiamo dire che hanno avuto un impatto positivo.
I consigli di amministrazione sono spesso la parte meno trasparente delle aziende, con nomine che hanno origine essenzialmente nelle reti personali. In Francia, solo 98 persone controllano il 48% dei consigli del CAC 40. Per potere essere più globale e trasparente l'economia ha bisogno di uscire fuori dai vecchi schemi.
Analizzando la situazione dal punto di vista europeo, la European Professional Women's Network, dimostra ancora una volta che l'Italia rappresenta il fanalino di coda con solo il 2.1% di donne nei CDA rispetto al 44.2% per la Norvegia (dati del 2008) (vedi grafico). Manca inoltre una tendenza al miglioramento: dal 2004 al 2008 la percentuale è quasi invariata.

Un approccio possibile al fine di imprimere un cambiamento nel modo in cui sono nominati i consiglieri sarebbe quello di introdurre una legge, come è stato fatto in Norvegia, in Spagna e adesso è in discussione anche in Francia, che imponga delle quote di donne nei CDA, almeno per le società quotate in Borsa.
Abbiamo scelto di analizzare la legge norvegese e quella francese che è stata approvata alla Camera pochi giorni fa:
La legge norvegese si applica dal 2006 alle società quotate in borsa e alle società controllate dallo stato. La rappresentanza femminile varia a seconda della dimensione del CDA e arriva ad un massimo del 40% di donne per i CDA di 10 persone o più. La sanzione è lo scioglimento dell'azienda in caso di non adempimento. Allo stesso tempo, è stato costituito dall'agenzia nazionale del lavoro un data-base di circa 3500 nomi di donne professioniste e candidate come consigliere.
La Legge francese approvata dalla Camera il 20 gennaio scorso, prevede che negli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in Borsa e del settore pubblico sia raggiunta nell'arco di 6 anni una quota del 40%, con un paletto al 20% dopo 3 anni. Negli organi con meno di 9 membri, lo scarto tra i rappresentanti dello stesso sesso non puo' essere superiore a 2. Nei CDA che non rispetteranno queste quote, le nomine dei consiglieri del sesso sovrarappresentato saranno considerate nulle e dovrà essere convocata una nuova assemblea generale per regolarizzare la situazione.
E' inoltre previsto che se i membri degli organi di amministrazione o controllo sono scelti da una lista di candidati, questa deve presentare candidati uomini e donne in egual numero, alternati.
La situazione in Italia:
Sono stati depositati 3 DDL: uno al Senato dalla Senatrice Germontani e due alla Camera dalla Deputata Mosca e dalla Deputata Lella Golfo.
Le motivazioni sono le stesse e i testi sono molto simili: cosa propongono?
Che ci sia un'equilibrio tra i generi e che questo equilibrio sarà raggiunto quando il genere meno rappresentato avrà ottenuto un terzo dei rappresentanti negli organi di amministrazione (e controllo) delle società quotate in borsa.
Si tratta di una misura temporanea applicabile per due mandati consecutivi. La Deputata Golfo prevede invece che la misura sia definitiva.
La Consob è l'organo incaricato di prevedere sanzioni in un regolamento che nel caso della Senatrice dovrà essere emanato entro 6 mesi dalla entrata in vigore della legge, nel caso della Deputata invece il regolamento dovrà entrare in vigore dopo 90 giorni.
Le disposizioni della legge si applicheranno dal primo rinnovo dei CDA e non prima di sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge.
La Deputata aggiunge che l'obbligo di parità si applicherà anche alle società a capitale pubblico o misto controllate da pubbliche amministrazioni.
La proposta di legge di Alessia Mosca (Proposta di legge C. 2956) è stata presentata il 18 novembre 2009 - abbinata con quello della Deputata Golfo (2426.) L'esame in Commissione è iniziato il 26 gennaio 2010.
Questo approccio impositivo nei confronti di società private è molto contestato:
Innanzitutto il meccanismo delle quote lede il principio del merito, in teoria. L'obiettivo è invece quello di introdurre una maggiore meritocrazia nella selezione della classe manageriale.
Occorre innanzitutto attivare misure che sviluppino il talento femminile e lo facciano emergere all'interno delle aziende
Quali sono le altre misure che possono essere attuate?
Le azioni positive per una maggiore meritocrazia: Il Prof Abranavel e Anna Puccio, amministratore indipendente di Buongiorno, hanno analizzato la possibilita' di un'aggiunta nel codice di autodisciplina di Borsa Italiana nell'ambito degli articoli che riguardano la composizione dei consigli di amministrazione, proponendo l' inserimento di un numero rilevante di donne all'interno dei CDA delle società che aderiscono al codice di autodisciplina di borsa in modalita' ‘Comply or explain'. Questo porterebbe ad applicare il criterio della meritocrazia nella selezione delle consigliere donne e si auspica una maggiore attenzione anche ai profili dei consiglieri uomini per i rinnovi del 2010.
Data base: per rispondere all'obiezione sulla presunta scarsità delle donne qualificate per i CDA, la Professional Women's Association ha stilato in Italia una lista di 73 donne "ready for board", selezionate con il supporto di quattro società di selezione del personale, sulla base di criteri di valutazione come: la provenienza, il ruolo e le competenze/esperienze. Sono state prese in esame professioniste della consulenza, della corporate governance o del mondo accademico.
Comply or explain: come proposto dall'Economista Fiorella Kostoris un'altro metodo è quello di chiedere spiegazione al momento della composizione delle liste per le votazioni in assemblea nel caso in cui siano presenti poche donne. La Prof Kostoris (anche Presidente della neonato Comitato Pari o Dispare) considera che con questo sistema non si limita la libertà degli azionisiti o dei presidenti delle aziende che dovranno rinnovare i loro consiglieri.
In conclusione:
Corrente Rosa non prende posizione sulle quote obbligatorie per legge nei Consigli di Amministrazione ma promuove la partecipazione delle donne nei luoghi decisionali e considera questo dibattito importante in quanto apre la discussione sui criteri di selezione dei CDA, rendendola pubblica e trasparente.
il vero volto della donna italiana
Nuovi modelli per costruire una carriera al femminile
Ciclo di conferenze organizzate da Corrente Rosa per l'autunno 2009
Introduzione
La donna in Italia si confronta ogni giorno con modelli di donne nei media e nella pubblicità che non corrispondono alla sua realtà. Secondo uno studio del Censis1, l'immagine più frequente che emerge in TV nella fascia preserale è quella della donna di spettacolo.
L'immagine della donna risulta polarizzata tra il mondo dello spettacolo e quello della cronaca nera.
C'è una distorsione rispetto al mondo femminile reale: le donne anziane sono invisibili (4,8%), lo status socio-economico percepibile è medio-alto, e solo nel 9,6% dei casi è basso, mentre le donne disabili non compaiono mai.
solidarietà alle donne iraniane
Corrente Rosa vuole esprimere solidarietà al popolo iraniano e soprattutto alle donne iraniane che in queste ore stanno protestando contro uno dei regimi più oppressivi e lesivi della dignità umana e delle donne in particolare.
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