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L’età, una nuova forma di discriminazione
Valeria Viale, nel suo articolo “Il fattore età: una duplice opportunità”, propone una interessante ed approfondita analisi sul tema della discriminazione e della disparità di trattamento fondate sull’età, che, al contrario della religione o dell’orientamento sessuale, non rientrano di per sé nell’ambito di un particolare diritto riconosciuto dall’ordinamento italiano. Alcune questioni legate a questo genere di discriminazione, però, possono emergere nel contesto di altri precetti, prevalentemente di livello comunitario.La sentenza della corte costituzionale sulla 194
Il 20 giugno la Corte Costituzionale ha ribadito nuovamente con una sentenza (la quarta in tal senso) la costituzionalità della legge n. 194. Infatti, la Consulta respinge il ricorso contro la legge 194, dichiarando “manifestamente inammissibile” la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza sollevata dal Giudice tutelare del Tribunale di Spoleto.
Nella fattispecie, il giudice aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale, basandosi su una recente sentenza della Corte di giustizia europea, bloccando la richiesta di una 16enne che, rimasta incinta, aveva deciso di abortire senza dire nulla ai genitori. La giovane si era quindi rivolta prima al consultorio della Asl, e poi al giudice tutelare, che le aveva negato l'aborto rivolgendosi all'Alta Corte.
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Regolamentare gli obiettori di coscienza per garantire la 194
La legge n. 194 del 22 maggio 1978 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza), che è stata approvata in Italia dopo una lunga battaglia condotta dal movimento femminista e appoggiata da una grossa parte della società civile, rischia di essere disapplicata.
Il motivo principale è il numero crescente dei medici obiettori di coscienza previsti dalla legge 194 all’ art. 9 che, di fatto, limitano il diritto inviolabile di una donna di scegliere entro 90 giorni se portare avanti o no una gravidanza.
In Italia stiamo assistendo ad una involuzione: in alcune regioni, infatti, è praticamente proibito abortire (ad esempio, nella regione Lazio, oltre il 90% dei medici è obiettore ed una struttura pubblica su tre non esegue l’intervento di interruzione della gravidanza e quasi il 70% dei ginecologi si rifiuta di praticare l’aborto per una questione etica).
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Il Consiglio d'Europa difende l'obiezione di coscienza
Il Consiglio d'Europa - organizzazione internazionale a carattere regionale con l'obiettivo di favorire la cooperazione politica, culturale e sociale tra i suoi membri - ha approvato lo scorso 7 ottobre un documento denominato "Il diritto all'obiezione di coscienza nelle cure mediche legittime". Tuttavia, l'iter "del tutto peculiare" che ha portato all'adozione del documento medesimo evidenzia l'esistenza di un duro conflitto tra forze liberali e conservatrici all'interno del continente europeo.
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La sentenza del Tar della Puglia parla chiaro: rifiutarsi di prescrivere la pillola del giorno dopo è un illecito
Una recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della regione Puglia ha affrontato il delicato tema dell'obiezione di coscienza di ginecologi e ostetriche che prestano la propria opera presso i Consultori. Le inadempienze di alcuni medici obiettori di coscienza, riscontrate dall'amministrazione regionale - tra le quali, il rifiuto di prescrivere la "pillola del giorno dopo" e di rilasciare i documenti IVG - sono state definite dal Tar stesso un illecito "di rilevanza penale, disciplinare e/o deontologica"
Il gender gap salariale in Italia secondo l'ultimo rapporto Ocse sull'istruzione
Secondo l'ultimo rapporto Ocse sull'istruzione ("Education at Glance 20101"), l'Italia investe in modo insufficiente in istruzione. Inoltre, nella maggior parte dei Paesi membri e ai più alti livelli d'istruzione, gli uomini guadagnano più delle donne. Questo trend risulta essere particolarmente grave, poiché scoraggia le donne ad usare pienamente le capacità acquisite durante il periodo di formazione, e, in un'ottica più ampia, rallenta la crescita economica nazionale.
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