Interruzione volontaria di gravidanza: la disinformazione sarà un reato – di Nicoletta Bevilacqua

    Sta suscitando un acceso dibattito in Francia l’iniziativa del partito socialista di presentare al Parlamento una legge che penalizzi i siti web che diffondano disinformazione sulla interruzione volontaria di gravidanza (IVG).

    sitoweb

    Come segnala Le Monde del 1 dicembre 2016, la questione da affrontare è quella di salvaguardare il diritto a una corretta informazione sulla IVG, perseguendo penalmente i responsabili di siti che diano informazioni fuorvianti e dissuasive su questo tema. La proposta socialista, approvata il primo dicembre scorso in prima istanza dalla Assemblea Nazionale, prevede al riguardo pene fino a due anni di reclusione e trentamila euro di ammenda.

    Ma al tempo stesso, come sottolineano i rappresentanti dell’opposizione, contrari alla proposta socialista, essa rappresenta una minaccia alla libertà di informazione, creando i presupposti per l’affermazione di un reato di opinione.

    Posizione condivisa da La Quadrature du Net, organizzazione di difesa delle libertà su Internet, secondo cui la libertà di espressione va comunque tutelata, anche in presenza di contenuti dubbi, o contrari alla libertà di scelta delle persone.

    La posizione della Ministra Rossignol tende invece a ribadire che la libertà d’espressione non debba essere confusa con la manipolazione delle idee.

    Bisogna sottolineare che il Consiglio Costituzionale protegge la libertà d’espressione nel quadro definito dalla legge che include il fatto “di non indurre intenzionalmente in errore”.

    Il testo approvato dalla Assemblea Nazionale è stato esaminato dal Senato il 7 dicembre scorso, e la sua approvazione con 173 voti favorevoli e 126 contrari, ha riservato non poche sorprese, come sottolinea un articolo del canale televisivo RT France.

    Il Senato francese, infatti, pur essendo a maggioranza di destra, ha tuttavia adottato il testo dopo che ad esso erano state apportate delle modifiche alla vigilia del voto da parte della Commissione degli Affari sociali. In particolare, nella versione rivisitata, la menzione ai “siti internet” è stata sostituita da quella “attraverso tutti i modi”, che avrebbe convinto molti senatori di destra ed altri del gruppo centrista UDI-UC a votare a favore o a non prendere parte alla votazione.

    Ciò ha creato molte polemiche, considerato che precedentemente alla votazione, il presidente dei senatori repubblicani, Bruno Retailleau, aveva annunciato che il suo gruppo avrebbe rigettato il provvedimento in nome della libertà d’espressione.

    Non è poi mancato chi tra i parlamentari abbia sottolineato, come riporta un articolo di Le Figaro del 7 dicembre a firma di Agnès Leclair, l’eccessiva fretta nel legiferare su un tema considerato delicato e complesso. Alcuni, come Alain Millon (LR) si sono spinti a denunciare una “manovra politica”, che poco terrebbe conto dei diritti delle donne.

    Alcuni deputati, inoltre, hanno già annunciato la loro intenzione di presentare un ricorso al Consiglio Costituzionale contro il testo di legge.

    Dopo il voto a sorpresa del Senato, dovrebbe a breve riunirsi una commissione mista per definire un piano comune.

    L’obiettivo del Governo è infatti quello di arrivare ad una approvazione definitiva da parte del Parlamento a fine febbraio.

    Corrente Rosa auspica che un dibattito simile si svolga anche in Italia per consentire alle donne che desiderano ricorrere alla IVG di fare scelte informate e consapevoli.

     

    Articolo di Le Monde, 1.12.2016: Entrave à l’IVG : les députés votent la pénalisation des sites Web

     

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