Diamo voce ai papà! – di Nicoletta Bevilacqua

    Il 15 marzo scorso è stata presentata in una conferenza stampa alla Camera dei deputati l’indagine “Diamo voce ai papà”, promossa dal coworking con spazio baby di Milano Piano C, in partnership con Alley Oop – Il Sole 24 Ore, maam – maternity as a master, Generali Italia e IKEA, che ha indagato l’identità, la gestione vita-lavoro, i modelli, i desideri e punti di vista dei papà italiani, raccogliendo oltre 1.500 risposte in tutta Italia.

    L’indagine si è anche avvalsa dei risultati di una rilevazione demoscopica condotta a livello nazionale dalla Doxa, attraverso 215 interviste ad un campione di padri con figli di età 0-8 anni, sui temi della conciliazione lavoro/vita familiare, del congedo di paternità e del congedo parentale.

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    L’iniziativa appare di grande interesse non solo per il tema trattato, il ruolo sovente misconosciuto dei padri nella cura dei figli, ma anche per la pluralità delle iniziative e strumenti adottati per inquadrare il fenomeno nei suoi molteplici aspetti, familiari, lavorativi, culturali e sociali.

    La prima azione ideata è stata la campagna fotografica “Cosa vogliono i papà”, che ha permesso di raccogliere 100 ritratti di padri di ogni età, con immagini e parole, visibili sul canale Instagram e sulla pagina Facebook di Piano C.

    Ha quindi fatto seguito una campagna nazionale che ha previsto focus group e interviste in profondità che hanno consentito di indagare come viene vissuto il ruolo di padre; come si caratterizza la cura paterna; quale sia il rapporto fra paternità e lavoro; l’evoluzione del ruolo di padre.

    La terza azione, il sondaggio “Chi sono i papà” ha inteso approfondire gli aspetti emersi, attraverso la collaborazione di grandi aziende (Ikea e Generali) per la somministrazione di un questionario su tematiche quali i cambiamenti indotti dalla paternità e le competenze acquisite, le conseguenze nella gestione vita-lavoro, il ruolo specifico del padre oggi. Complessivamente sono stati 1.475 i rispondenti.

    Dalle risultanze emerse dal sondaggio si è potuto constatare come per la maggior parte dei padri la nascita dei figli rappresenti una esperienza molto positiva, in termini di felicità, crescita personale ed apertura mentale verso il futuro. Pazienza e capacità di gestione del tempo sono le principali competenze acquisite anche per far fronte alle nuove responsabilità sia economiche che di ricerca di un nuovo equilibrio vita-lavoro. Si modifica sovente, a seguito della paternità, la visione del lavoro con un ridimensionamento delle ambizioni professionali e si privilegia maggiormente la stabilità lavorativa. Le testimonianze raccolte evidenziano inoltre come i padri ritengano prioritario educare e accompagnare i figli nella crescita, insegnando il coraggio e l’autonomia, anche attraverso esperienze ludiche.

    Dal sondaggio emerge come centrale il tema della “partecipazione” alla cura dei figli, che rinvia al fattore tempo come elemento cruciale per una progressiva “conciliazione dal maschile” che ha elementi comuni con la genitorialità femminile, ma per certi aspetti se ne differenzia.

    Su questi aspetti si è focalizzata la ricerca demoscopica nazionale svolta dalla Doxa che ha permesso di raccogliere dati campionari sui congedi di paternità e parentali e sui diversi aspetti che incidono sulla conciliazione tra vita familiare e lavoro.

    Innanzitutto si sono raccolte indicazioni in merito al congedo parentale di 180 giorni retribuito al 30% nei primi 8 anni di vita del bimbo. Conoscono questo beneficio 7 padri su 10 ma ne hanno fruito solo 2 su 10. Coloro che ne hanno fruito hanno condiviso la gestione con la compagna/moglie e solo in un caso su 10 hanno sperimentato ricadute negative sul lavoro.

    I padri che non vi hanno fatto ricorso hanno addotto come motivazione di non occuparsi della gestione della quotidianità, ma 3 su 10 affermano che vorrebbero farlo ma non possono.

    Per quanto concerne il congedo obbligatorio retribuito al 100% da utilizzare nei primi 5 mesi di vita del bimbo, solo 1 degli intervistati su 2 ne conosce l’esistenza e solo 2 su 10 ne hanno usufruito.

    Però il 70%, anche come futuri padri di altri figli, valuta con favore questa possibilità e il 53% dà come motivazione quella di alleggerire la neo-mamma dopo le fatiche del parto. In 8 casi su 10 si fa presente che sarebbe necessario poter disporre di un congedo di almeno 25 giorni.

    L’indagine Doxa ha anche indagato le opinioni sulle tutele previste a favore di padri e sulla conciliazione famiglia-lavoro.

    Quanto al primo aspetto, c’è da sottolineare come 7 intervistati su 10 affermino che le esigenze dei papà sul lavoro in Italia non siano sufficientemente considerate.  Il 75% non si sente infatti tutelato, e una analoga quota segnala l’esigenza di condividere con la moglie/compagna la cura e gestione dei figli piccoli.

    Rispetto poi alle opinioni sulla conciliazione famiglia-lavoro, 8 su 10 la ritengono possibile, sia pure con molto impegno. Il problema per molti è piuttosto quello di avere più tempo da trascorrere in famiglia. Desiderio diffuso se si considera che al 90% dei rispondenti piacerebbe che venissero offerte anche ai padri agevolazioni lavorative come part time e telelavoro per stare di più con i figli piccoli.

    I curatori dell’iniziativa sottolineano come le testimonianze e i dati della ricerca confermino come il ruolo e la identità paterna stiano evolvendo più velocemente di quanto la nostra società sia pronta a comprendere.

    Il desiderio di una paternità più adulta e consapevole si sta diffondendo, ma solo pochi padri conoscono e fanno soprattutto ricorso ai congedi per passare più tempo con i figli piccoli, acquisendo competenze specifiche – nella gestione del tempo, nella risoluzione dei problemi, nella capacità di ascolto, nella condivisione delle esperienze – che producono effetti positivi non solo in termini di crescita ed equilibrio personale, ma anche di visione più ampia del ruolo sociale svolto, con ricadute significative delle esperienze vissute con soddisfazione in famiglia sul proprio lavoro e condizione professionale.

    Sono, come si vede, temi di grande importanza, che indicano nella genitorialità effettivamente e responsabilmente condivisa un obiettivo da perseguire con coraggio e determinazione, superando stereotipi culturali ormai desueti.

    Leggi i Risultati della campagna “Diamo voce ai papà!”

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