Il top management in Italia: come funziona?

Vi siete mai chiesti come si fa in Italia ad ottenere un posto manageriale? Vi siete mail chiesti come mai tanti giovani talenti nonostante una laurea e uno o anche più master non riescano ad andare oltre un co.co.pro?

In occasione del Convegno europeo della Fondazione RODOLFODEBENEDETTI sul tema "La selezione della classe dirigente" sono stati presentati i frutti di due ricerche pluriennali sul mercato del lavoro dei parlamentari e sulla selezione e carriera dei manager italiani.

Vi proponiamo un estratto del secondo studio, a cura di Andrea Prat (London School of Economics), Oriana Bandiera (London School of Economics), Luigi Guiso (Università di Sassari) e Raffaella Sadun (London School of Economics), che analizza la selezione e performance dei manager italiani, basandosi su dati inediti: riguardano i meccanismi di selezione dei managers, le loro retribuzioni in relazione alla performance dell'azienda presso cui operano, gli stili di management e il loro turnover.

Per scoprire, ad esempio, come i manager italiani, a differenza dei loro omologhi europei, vengano licenziati soprattutto quando hanno contrasti con i proprietari piuttosto che a seguito di un cattivo andamento dell'impresa o per condizioni di mercato sfavorevoli.

E le donne?
Come negli altri paesi di cui disponiamo di dati, la maggior parte dei manager sono uomini.
Nel confronto CEP internazionale, l'Italia appare come una delle meno efficienti in termini di parità di genere. Per esempio, solo l'1% dei manager intervistati in Italia erano donne. Il dato è molto vicino alla frazione di manager donne in Francia e Giappone, ma significativamente al di sotto di Regno Unito e Stati Uniti. Tuttavia, la proporzione è molto più alta nei dati dell'INPS e nel campione di Manageritalia (10%), probabilmente in relazione alla partecipazione differenziata nei servizi contro le industrie manifatturiere. Interessanti i dati di Manageritalia che mostrano che il gap di genere è minore nella finanza che nelle vendite o nel management generale: la frazione di donne manager è 20% in finanza, contro il 6% nelle vendite, e nell'amministrazione generale. Questo dato è sorprendente perché la finanza normalmente, almeno nei paesi anglosassoni, è una disciplina a prevalenza maschile, rispetto a settori come marketing e strategia. Nel campione di 121 top CEO, solo due sono donne. Un così forte dislivello di genere al top si riscontra in molti paesi: per esempio, solo due degli americani top-100 Fortune CEOs sono donne. Infine, secondo i dati INPS, la presenza di donne nel management italiano è cresciuta in modo marcato negli ultimi anni. La porzione di donne manager è passata dal 6/7% dei tardi anni 80 a più del 12% nel 2004. Le donne sono costrette ad affrontare un "tetto di cristallo"? Possono accedere alle posizioni manageriali ma solo a quelle in basso alla classifica? Se restringiamo l'attenzione alla frazione top (in relazione agli stipendi), troviamo che le donne sono meno rappresentate che nel complesso delle professioni. Tuttavia, la porzione di donne nella frazione top è cresciuta enormemente in termini relativi, passando dall'1% del 1985 all'8% del 2004.

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